Italiani e lingue, conoscenti che faticano a fare amicizia..

Monoglotti ed agli ultimi posti per conoscenza

Per gli italiani il modo più semplice di esprimersi è… l’italiano?

Niente di strano e tutto molto naturale ma i problemi nascono quando si osservano le classifiche relative alla conoscenza delle lingua straniere, dove emerge e si registra il gap significativo del nostro paese rispetto al resto d’Europa.

I dati Eurostat certificano in modo chiaro: ben il 34% della popolazione italiana tra i 25 e i 64 anni non parla una lingua straniera!

Solo due su dieci (20,1%) dichiara di sapere parlare due lingue straniere. Tutto ciò ci colloca al diciannovesimo posto in tutta l’Ue per ciò che concerne le performance culturale e comunicazionale.

Peggio di noi fanno gli spagnoli, i francesi e gli inglesi per gli ovvi motivi legati al potere delle loro lingue parlate che sono vero e proprio strumento di comunicazione in tutto il mondo.

Il dato che emerge da questa breve analisi trova riscontro nel dibattito culturale in merito al ruolo che le competenze linguistiche assumono quando si parla di competitività delle piccole e medie imprese italiane.

Le minacce per le aziende

Non sfugge all’attenzione anche dei non addetti ai lavori, la quantità di occasioni perse da parte delle nostre imprese sui mercati internazionali a causa delle scarse competenze linguistiche.

Da una ricerca condotta dal CILT (The UK National Centre for Languages) è emerso che su un totale di 2000 piccole e medie imprese considerate, 195 avevano perso un contratto per carenze linguistiche; per 37 di loro il valore dei contratti non conclusi oscillava tra i 14 e 8 milioni di euro; e almeno 10 imprese di quelle intervistate avevano perso contratti per un valore di 1 milione di euro.

E’ in questo scenario che si posizionano anche le aziende italiane, almeno per ciò che riguarda le loro performance nei mercati internazionali. Il nostro paese è ben al di sotto della media europea se ci si focalizza su quelle che sono le misure adottate per affrontare il gap linguistico.

L’offerta di corsi di lingua ai propri dipendenti, in Italia, risulta ancora a livelli decisamente modesti: solo il 32% del campione intervistato dichiara di aver mai organizzato o finanziato corsi di lingue per il proprio personale, contro una media europea del 49%.

Le aziende italiane hanno e avranno sempre più bisogno di competenze linguistiche interculturali possedute dai propri dipendenti.

Le Opportunità per chi entra nel mercato del lavoro

Domanda: due candidati si presentano a un colloquio di lavoro, hanno background, istruzione ed esperienze extrascolastiche non particolarmente diverse.

Chi dei due verrà selezionato?

Risposta: il candidato che si esprime meglio in inglese.

Questa è la realtà lavorativa del mondo globalizzato dove aumenta la richiesta di professionisti che parlano diverse lingue, per questo è importante investire nello studio delle lingue straniere e in esperienze internazionali.

La competizione nella ricerca del posizione lavorative è sempre più significativa. Parlare fluentemente due o più lingue avvantaggia rispetto alla concorrenza e aiuta a distinguersi da candidati con competenze simili: chi conosce più lingue e ha vissuto un’esperienza all’estero più facilmente trova lavoro entro un anno dalla fine degli studi.

In Italia, per l’82% delle imprese, il candidato ideale deve possedere forti competenze linguistiche.

Oltre all’imprescindibile inglese, i responsabili HR stanno guardando con particolare interesse ai candidati che dimostrano di saper parlare tedesco (52%), spagnolo (45%), francese (41%) e cinese (30%).

Di fronte a questa situazione, le risposte potenzialmente utili viaggiano su due diversi percorsi di apprendimento: quello scolare e universitario e quello invece che fa riferimento alle opportunità offerte in ambito lavorativo.

Va da sé che per la formazione linguistica scolastica e universitaria gli investimenti in termini di studio così come economici debbono considerarsi ad ampio orizzonte temporale, mentre nella formazione linguistica rivolta alle aziende dove esigenze di immediato riscontro pratico, portano i datori di lavoro e i manager delle risorse umane sempre più verso moduli formativi specifici e sempre più contestualizzati alle necessità operative dell’azienda.

In questo terreno gioca una parte da protagonista il percorso universitario di Scienze della Mediazione Linguistica offerto dalla Scuola Superiore per Mediatori linguistici di Pisa dove, consapevoli delle esigenze descritte in precedenza si è dato vita ad un piano di studi con forti connotati di operatività aziendale export-oriented.

Trovano infatti riscontro nella nostra didattica le seguenti modalità di utilizzo della lingua straniera:

  • fini negoziali;
  • riunioni di lavoro;
  • public speaking;
  • partecipazione ad eventi espositivi e fiere;
  • corretta gestione della corrispondenza da e verso l’estero;

Obiettivo principale del nostro piano di studi è quello di valorizzare le potenzialità degli studenti grazie alle conoscenze acquisite durante il percorso e nel contempo quello di trasferire loro un senso di fiducia e leadership che ne determineranno una best performance in grado di tradursi anche in un miglioramento del risultato complessivo dell’azienda.

Ritratto di Lorenzo Tellini
Lorenzo Tellini
EX Managing Director of SSML University in Pisa. Esperto di internazionalizzazione delle imprese e per 4 anni punto di riferimento dell'orientamento universitario alla SSML di Pisa e non solo. Tennista quando può.