Negli ultimi anni, un crescente interesse ha suscitato la figura dell’interprete di tribunale, a seguito dell’aumento del numero di cittadini stranieri che, date le condizioni precarie, spesso drammatiche, in cui versano, scriveva Chiavario in un suo articolo del 1991 (La tutela linguistica dello straniero nel nuovo processo penale italiano) finiscono per essere coinvolti in situazioni destinate a sfociare in provvedimenti penali, nei quali, ai sensi dell’arti. 109.1 del c.p.p. vige l'obbligo di usare la lingua italiana.
Ma il traduttore e l’interprete di tribunale assumono sempre più spesso anche il ruolo di mediatori linguistici e culturali e fungono, come ricorda Mikkelson, da veri e propri ponti linguistici e culturali:
“nowhere is the principle that the translator/interpreter must act as a cultural bridge clearer than in the field of law, where translators and interpreters must transfer linguistic messages generated by actors in legal systems that are based on fundamentally different principles”.
È quanto avviene, in particolare, nell’ambito giudiziario, dove non si tratta soltanto di trovare equivalenze dirette, “because - spiega Garwood, citando Beyer e Conradsen- one is translating not only the words [...] but the underlying legal systems”.
L’interprete di tribunale deve quindi avere un'ottima conoscenza dell’ordinamento giudiziario italiano e di tutti i paesi in cui si parlano le sue lingue di lavoro. Pertanto, lo scopo del presente evento è familiarizzare lo studente con i principali istituti del nuovo diritto processuale penale italiano, nonché con le problematiche relative a tale ambito operativo, affinché possa acquisire le competenze necessarie per operare in tale settore.
Gli studenti del III anno della SSML, nell’ambito dei corsi delle discipline giuridiche e della mediazione linguistica orale seguiranno, tra l’altro, dal vivo, le fasi principali di una serie di dibattimenti, nell’ambito di alcuni processi penali, assistendo agli interventi di tutti i soggetti interessati.